La mobilità c.d. non indennizzata (artt. 4 e ss. della L. n. 223/1991), compete anche ai dipendenti degli studi professionali licenziati per riduzione di personale.

Lo afferma l'interpello 8 marzo 2011 con il quale il Ministero del Lavoro ha risposto al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e alla Confprofessioni che chiedevano di conoscere il parere del Ministero in merito alla possibilità di iscrivere nelle liste di mobilità i lavoratori subordinati licenziati da studi professionali individuali.

Il provvedimento chiarisce che il legislatore con la disciplina degli ammortizzatori sociali (che trova riscontro normativo nell’art. 2, comma 36, della L. n. 203/2008, nell’art. 19 L. n. 2 /2009, di conversione del D.L. n. 185/2008 e nell’art. 7 ter della L. n. 33/2009) ha inteso estendere le misure di sostegno del reddito a categorie di lavoratori normalmente escluse dal campo di applicazione a causa del settore di riferimento, della dimensione aziendale o del tipo di contratto di lavoro, trattandosi di datori di lavoro, anche non imprenditori, non aventi diritto alla CIGS, ovvero di aziende che pur avendo diritto alla CIGS o alla mobilità ne hanno già fruito superando i limiti di durata.

Tali trattamenti possono essere concessi con riferimento a tutte le tipologie di lavoro subordinato, con anzianità lavorativa presso lo stesso datore di lavoro di almeno novanta giorni, compresi i contratti di apprendistato e di somministrazione. Ciò si evince chiaramente dalla disposizione di cui all’art. 19, comma 8, D.L. n. 185/2008 in base al quale “le risorse finanziarie destinate agli ammortizzatori sociali in deroga alla vigente normativa, anche integrate ai sensi del procedimento di cui all’articolo 18, possono essere utilizzate con riferimento ai lavoratori subordinati a tempo indeterminato e determinato, agli apprendisti e ai lavoratori somministrati”.

Pertanto, come anche puntualizzato dall’INPS con circolare n. 75/2009, per beneficiare dell’erogazione dell’indennità di mobilità in deroga è necessaria, ex art. 16, comma 1, L. n. 223/1991, la ricorrenza di un’anzianità aziendale di almeno dodici mesi di cui almeno sei di lavoro effettivamente prestato, ivi compresi i periodi di sospensione dal lavoro derivanti da ferie festività ed infortuni, nell’ambito di rapporti non a termine, individuando quale parametro di riferimento per l’erogazione dell’indennità la data del licenziamento. Per la fruizione della suddetta indennità si ricorda inoltre che, ai sensi dell’art. 19, comma 10, del D.L. n. 185, è necessaria da parte del lavoratore interessato una “dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro o a un percorso di riqualificazione professionale”.